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Abbiamo girato il Salento in lungo e in largo e, da profani che però hanno vissuto da piccoli tra gli ulivi del Cilento, possiamo dire che il problema Xilella è serio e diffuso. Riteniamo, a giudicare dalla diffusione, che il problema sia stato sottovalutato da tutti, agricoltori, scienziati e politici.

Per il Salento a questo punto, a nostro modesto avviso, rappresenta uno dei problemi principali da affrontare. L'articolo che riportiamo, molto interessante nelle argomentazioni, ignora completamente una delle teorie dei complottisti che ci è stata riferita da amici leccesi: una infestazione pilotata per far spazio al gasdotto.

Allo stato delle cose discettare sulla origine non ha alcuna importanza - probabilmente anche la possibilità di poter costruire fra qualche anno la dove si sradicano o si sradicheranno gli ulivi ha avuto un ruolo negativo nell'affrontare la questione.

Zenone di Elea – 17 Agosto 2015


Fonte:
http://www.wired.it/

I falsi miti sulla Xylella pugliese

Il legame tra il disseccamento rapido degli olivi

e il batterio Xylella è ormai dimostrato.

Ma ci sono altri miti duri a morire

È difficile prendere decisioni razionali in una situazione complessa che coinvolga la scienza. In questi casi, la scarsa dimestichezza con le questioni scientifiche si traduce in un proliferare di miti e bufale, che si diffondono rapidamente tra le maglie della rete. È quello che è accaduto nel caso della Xylella salentina, di cui si è ampiamente trattato in Wired.

All’indomani della conferma del nesso causale tra batterio ed epidemia, abbiamo scelto i miti più diffusi sulla malattia degli olivi pugliesi e vi raccontiamo perché no, le cose non stanno per niente come si dice in giro.

1. “Gli alberi trattati bene non si ammalano. È sufficiente aver cura di piante e terreni per evitare l’infezione
È un mito che deriva da una visione romantica di una natura grata per le cure che le vengono tributate e sostanzialmente benigna, figlio della tendenza degli esseri umani all’antropomorfismo, che li spinge a ricercare un’intenzione, una finalità anche in ciò che accade alle piante.

Purtroppo per fronteggiare una gravissima batteriosi come il complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) le cure agronomiche non sono sufficienti. È certamente vero che alcune tra le cosiddette buone pratiche possono ridurre l’esposizione al contagio, diminuendo il contatto con l’insetto vettore: è il caso della sarchiatura che distrugge le forme giovanili e dell’uso di insetticidi contro le forme adulte. Ma, come dimostrano i fatti, nessuna pratica agronomica può mettere al riparo dal contagio di Xylella.

2. C’è differenza tra batterio e insetto vettore
Fin dal principio c’è stata una diffusa confusione tra il batterio Xylella fastidiosa e l’insetto che, nel Salento, è il responsabile della sua diffusione, ovvero la sputacchina (Philaenus spumarius). Capita molto di frequente di sentir fare riferimento a Xylella come a un insetto, attribuendole comportamenti come il volo da un albero all’altro. Probabilmente la confusione è stata favorita dal fatto che è più immediato pensare a un insetto, che vediamo comunemente nelle campagne, che a un batterio, certo temibile ma comunque invisibile.

3. La confusione tra eradicazione del batterio e sradicamento delle piante
Eradicazione è il termine tecnico, mutuato dal lessico medico, con cui ci si riferisce, in biologia, all’eliminazione di una specie alloctona (cioè estranea a un ecosistema, aliena) dannosa per il luogo in cui è stata incautamente trasportata. Ma forse perché tratti in inganno dal riferimento alle radici contenuto nella parola, molti hanno pensato che ci si riferisse allo sradicamento delle piante.

In effetti, spesso l’eliminazione delle piante ospiti è una misura necessaria per eradicare un patogeno, ma i due concetti sono ben diversi e non vanno sovrapposti.

4. “Gli olivi hanno resistito millenni, non si faranno sconfiggere da un misero batterio
È tra le bufale più diffuse e forse la più dannosa, perché insinua sospetti sull’effettiva necessità delle misure di contenimento dell’infezione. Smentirla è semplicissimo: basta guardare ai fatti. La completa distruzione di oliveti centenari nel Sud della Puglia è una triste realtà.

L’olivo è certamente una pianta frugale, resistente e in grado di vivere diverse centinaia di anni, ma si è dimostrato impotente contro Xylella. I patogeni alloctoni sono talvolta causa di grossi problemi per le specie del luogo in cui vengono trasferiti. Di fronte a un nuovo patogeno, un organismo può trovarsi del tutto inerme nei riguardi del suo attacco. È quello che è successo nel momento in cui dall’America centrale questa sottospecie di Xylella è stata trasportata in Puglia, dove ha incontrato l’olivo.

5. “Sono i fitofarmaci a causare la malattia: Xylella non c’entra
Nonostante sia uno dei cavalli di battaglia dei complottisti e sebbene si tratti della posizione appoggiata anche dal noto (e molto discusso) scienziato francese Séralini, non è vero che la causa della malattia è l’uso dei fitofarmaci.

Spesso si ha la tendenza a confondere il concetto di correlazione (il simultaneo verificarsi di due eventi) e quello di causalità (un evento ne provoca un altro). L’uso di fitofarmaci e la presenza di Xylella fastidiosa possono essere simultaneamente presenti, ma non vi è la minima evidenza che l’uno implichi l’altra. O, almeno, non più di quanto l’aumento del numero di cicogne sia legato a un più alto tasso di natalità.

6. “Vogliono farci credere che questo batterio faccia ammalare gli olivi per sostituirli con altri geneticamente modificati, così da guadagnare a spese degli agricoltori
Peccato che al momento non si abbia notizia di varietà di olivo geneticamente modificate messe in commercio, quindi nessuno, fino a prova contraria, oggi guadagna vendendo olivi gm (peraltro illegali in Italia).

Neppure le famigerate multinazionali il cui nome ricorre sempre in questi discorsi. Puntare il dito contro qualcosa di cui non ci sono prove concrete è un’operazione quantomeno discutibile.

7. “Le misure di contenimento sono rese necessarie solo se si dimostra il collegamento tra Xylella e CoDiRO
In seguito alla notizia della prova del nesso causale Xylella-CoDiRO, è bene ribadire che, in ogni caso, non era da questo particolare che discendeva la necessità delle misure di contenimento.

La sola presenza in Europa di Xylella fastidiosa, pericoloso patogeno da quarantena, rendeva di per sé necessario evitare in tutti i modi la sua diffusione, se l’eradicazione (del batterio, come dicevamo) non era ragionevolmente possibile. Lo hanno ribadito qualche mese fa la Società italiana di patologia vegetale e la Società entomologica italiana in un loro comunicato.

Purtroppo il sequestro degli olivi da parte della procura di Lecce ha di fatto bloccato il piano di contenimento con conseguenze potenzialmente molto gravi.

8. “Xylella c’è sempre stata. È un innocuo batterio autoctono che è in Puglia dalla notte dei tempi
È uno dei tanti – e tra loro contraddittori – cavalli di battaglia del complottismo, recentemente smentito da uno studio pubblicato sullo European Journal of Plant Pathology che dimostra come non ci sia stata evoluzione sul suolo pugliese del batterio, che non si è differenziato in ceppi. Questo indica chiaramente che l’infezione è recente.

L’ipotesi più probabile sostenuta dagli scienziati è quella che il batterio sia giunto tramite importazioni vivaistiche dal Centro America, transitando dai Paesi Bassi.

9. “Le buone pratiche agricole e le cure tradizionali sono in grado di curare la malattia
Allo stato attuale non vi è alcuna evidenza di efficacia terapeutica delle cosiddette “buone pratiche agricole”, così come non è mai stata dimostrata la loro efficacia preventiva; allo stesso modo appaiono inefficaci le cure tradizionali adoperate da alcuni agricoltori. In realtà, fino a questo momento non sono note terapie di provata efficacia nei confronti del CoDiRO.


























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