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Amnistia, amnesia ed oblio

di Antonio Orlando

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4 Luglio 2013

Ora ci vuole una bella amnistia!! Manca da 23 anni un provvedimento di clemenza fatto come si deve, un manto di misericordia che copra tutte le marachelle commesse dai politici, dagli amministratori pubblici e dai funzionari e dirigenti di diverso livello. Naturalmente, tutti classificabili come semplici “mariuoli” cui non può non essere perdonata una bricconata a fronte degli immensi servigi resi alla Patria o alla propria Regione o al proprio Comune.

Qualcuno pensa che ne beneficerebbe pure l’on. Berlusconi ed i più maliziosi – per non parlare dei maligni di lungo corso – anzi scriverebbero che un tale provvedimento è stato pensato solo ed esclusivamente per lui e che siano gli altri a beneficiarne indirettamente. Le hanno già chiamate “leggi ad personam”, ma in questo caso sarebbero “ad personas”! E’ ovvio che chi governa non può certo star dietro alle chiacchiere dei salotti televisivi o agli articoli ed articoletti dei vari pennivendoli, che la tecnologia ha provveduto a moltiplicare in misura esponenziale grazie a blog, social forum e giornali on-line. Non si possono accontentare 60 milioni e passa di persone. I mugugni, le proteste, le recriminazioni dureranno lo spazio di un mattino, una bella fiammata, un fuoco fatuo. Del resto, sempre chi governa, non può che fare, per definizione, l’interesse generale poiché è abituato a guardare la foresta non il singolo albero che, però, riflettendoci bene, è pur sempre parte della foresta. L’emanazione dell’amnistia – magari accompagnata (certo in altro decreto, per evitare pasticci procedurali sanzionabili dalla Corte Costituzionale) da un bel condono edilizio per far contenti ingegneri, architetti e palazzinari nonché da un altrettanto splendido, ed anche questo atteso, condono fiscale – dovrebbe avvenire in pieno agosto. Non necessariamente a ferragosto, anche il 14 o il 13 andrebbero bene, ma non dopo che poi comincia il rientro e gli italiani diventano nervosi. Subito dopo bisogna darsi da fare per far dimenticare agli italiani i guai giudiziari di Berlusconi e convincerli che non sono mai esistiti e questo non si può fare, purtroppo, per legge. Allora ci vuole un massiccio intervento di lavaggio del cervello accompagnato dalla somministrazione di un qualche vaccino che provochi una generalizzata amnesia. Un’amnesia collettiva provocata da un qualche trauma cerebrale che faccia dimenticare prima di tutto, i nomi delle persone e poi faccia svanire gli avvenimenti dentro una coltre di nebbia. Un’amnesia retrograda ovvero perdita di memoria per eventi accaduti prima della causa, ma completa lucidità per tutto ciò che è successo in seguito. Una perdita di memoria che interessa uno specifico periodo di tempo, che non viene ricordato dal paziente, dopo il paziente non ricorda quanto accaduto durante i mesi precedenti.

A quel punto siamo pronti per il passo decisivo: l’oblio.

L'oblio rappresenta la dimenticanza intesa come fenomeno non temporaneo, non dovuto a distrazione o perdita temporanea di memoria, ma come stato duraturo, come scomparsa o sospensione del ricordo con un particolare accento sullo stato di abbandono del pensiero e del sentimento.

Friedrich Nietzsche considera l'oblio una necessità per ciascun uomo per conseguire la felicità. Le superiori capacità mnemoniche degli uomini sugli animali sono, per il filosofo, una delle cause di sofferenza, infatti:

«La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [...] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto'.»

In effetti l’art. 1 della Costituzione sarà riscritto così:

L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla ricerca della felicità

La sovranità appartiene a Berlusconi che la esercita secondo la sua volontà ed attraverso le sue televisioni per consentire a ciascuno di raggiungere l’oblio”.

Non saremo dimenticati e quindi non saremo cancellati dalla Storia, né sarà necessario procedere ad un annullamento dei ricordi, ci sarà semplicemente una trasformazione della memoria collettiva.

E’ già avvenuto: la Storia ufficiale del Risorgimento è lì a dimostrarlo.










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