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Peschereccio siciliano sequestrato dalle autorità tunisine

Angelo D’Ambra


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22 Settembre 2013

Completamente assenti piani per lo sviluppo dei traffici tra le sponde dei tre continenti, con strategie di crescita in balia del trambusto di competenze scaturito dalle riforme “federaliste” e scarni investimenti infrastrutturali, l’Italia nel Mediterraneo è un fantasma di quelli che neppure spaventano e a farne le spese sono gli uomini dei pescherecci che partono dai porti del Sud. L’ennesimo ieri è stato affiancato da una motovedetta tunisina a 70miglia dalle coste del paese africano ed è stato scortato sino al porto di Sfax. Il Cartagine aveva a bordo nove marittimi, di cui quattro di Mazara del Vallo e cinque tunisini.

“Secondo un trattato italo-tunisino di circa 35 anni fa - spiega  Paolo Giacalone, uno degli armatori del Cartagine, di proprietà della Impremar srl - i pescherecci possono transitare dalla zona del Mammellone purché non si fermino a pescare e il mio equipaggio non stava effettuando alcuna battuta di pesca. Lo dimostra anche il fatto che a bordo ci sia soltanto gambero bianco, mentre nel Mammellone si pescano triglie”.

Appena un mese fa c’era stato l’ultimo sequestro di un motopesca della flotta di Mazara del Vallo sempre da parte delle motovedette tunisine ed ora Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo, spinge allarmato: “Bisogna trovare subito una soluzione. In questo modo non si può andare avanti. La nostra marineria è in ginocchio e non può più continuare a subire questi atti”. 

I marittimi del Cartagine sono riusciti a telefonare alle loro famiglie, ma la loro liberazione per ora resta lontana. Lo stesso armatore nel 2009 aveva subito il sequestro da parte delle autorità libiche di due unità, il Tulipano e il Monastir, che vennero rilasciate dopo 13 giorni solo a seguito di una intensa attività diplomatica. Impensabile che un Paese che si snoda nel cuore del Mediterraneo non riesca a definire una complessiva “politica del mare”, a tutelare i propri cittadini e a stabilire relazioni collaborative con i suoi dirimpettai d’Africa.

Il sindaco di Mazara del Vallo, Nicola Cristaldi, conferma l’enorme difficoltà dei pescherecci siciliani nel Mediterraneo: “L’ennesimo sequestro di un peschereccio mazarese da parte di una vedetta tunisina conferma che c’è un clima pesante nel Mediterraneo. Con la Tunisia si riesce in qualche maniera a parlare, a differenza di altri Paesi come la Libia”.
















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